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lunedì 30 giugno 2008

(Manifesto folle_mente poetico)

di Iene Leo


A seguire il mio manifesto poetico (ovvero se debbo scegliere qualcuno o qualcosa cui incatenare le mie intenzioni a vita, scelgo la catena più forte, la più spinosa, la più ingiuriosa, tremenda, spiazzante, ma meravigliosamente pulita. Scelgo la Poesia)


Ipotesi a latere


Se bevessi solo lo zucchero un giorno

e lasciassi scolare lento lento

questo nero di caffè che mordicchia le caviglie,

forse la scoprirei l'importanza dei miei pensieri folli.

Cani storditi dal sole e dall'ombra di agosto, che ti inganna

gli occhi, spillandoli ad uno ad uno sulla calce viva e morta,

della storia disegnata nella periferia del centro.

Un cucchiaino sulle labbra, chè la lingua batte

dove il dente vuole, e nel dentro della pelle

l'uomo del tg che ti detta la regola preposta.

Ormai lo vendono il pane, agli affamati,

o l'acqua agli assettati (per carenza di altruismo, scaduto

sullo scaffale là in alto).

Ma la tramontana ansimante in faccia al litorale stravaccato,

e l'occhio che rotola sulle sponde dei fianchi dell'Amore,

e la fiamma dannata di sfida del debole di vita...

no, non questo è in vendita.

(Uno lo scelse di venire al mondo, libero,

strappandosi scarpe e violini, si dice in giro si mangiarano

la sua fede, buona, con il latte a colazione, per presunzione.)

Ma per ipotesi a latere,

se però catena debba essere, sia la migliore, di scelta ottima, di constatazione amichevole,

di storia reale, amara di sale, concreta di sangue, dolce di sole, imbevuta di vita.

Se catena debba essere, sia Poesia.

sabato 16 febbraio 2008

Il tuo vol(t)o





Sfugge l'aria, granellando tra le ciglia.

e raggrumo sui capelli la scia del vento.

Del silenzio porto le scarpe rotte,

fili di nuvole impigliate, appena, nell'oggi,

sono i tuoi canti.

M'è tetto la rete aperta dei tuoi abbracci,

e nella porta socchiusa dove dondola luce ed ombra

io vivo.

Figlio di un sempre,

tu mi sei nei passi

allodola di terra rossa.

Il tuo vol(t)o è anche il mio.


Irene Ester Leowww.bloggers.it/Psiche

martedì 12 febbraio 2008

Io sono per sempre



(carissimo Mauro,
una mia lirica, è solo la pennellata di un quadro più grande.

Fa parte di un contesto in prosa, una storia sul mio, sul nostro Sud.

La porgo a te, in nome della condivisione, la porgo agli occhi sensibili alla luce della Poesia)


Un abbraccio - Irene Ester Leowww.bloggers.it/Psiche



Sonata#7


C'è un lume nei tuoi occhi di mogano.
E' perenne brocca che rinvasa,
è pelle che brucia sottile di caldo e apnee di sonno.
C'è una luce accesa dove spezzavamo noi
la domenica le carezze e i sogni e i voglio.
E' bocca che ingoia ora tutto l'amaro di caffè
e costruisce con la lingua profili di zucchero
senza cucchiaino.
Il buio, venne.
Chiusi gli occhi.
Tu non taci.
Oltre il sonno il desiderio
d'aquila assassina canta,
ed il mondo ruppe le pareti sicure.
Oscillo io,
e la mia voce è campana fonda
pericolosa,
quanto la malata abitudine.
Ma io sono per sempre,
ogni giorno,
nel lume dei tuoi occhi mogano.

giovedì 13 dicembre 2007

Irene Leo

Mi destai un giorno dal torpore

grazie mauro...davvero! onorata di essere nei tuoi nonluoghi poetici. Mi fa piacere...
Cero che sì, pubblica pure il mio racconto...senza problemi :)
Ti confesso che ne ho numerosi...oltre a liriche varie. E su "là fuori" intendo costruire una storia più corposa...è un lavoro in progress.
Cmq nel caso tu volessi postare altro secondo modi e tempi tuoi, puoi attingere a www.bloggers.it/Psiche

ecco ti lascio qui un altro racconto...about vera bellezza. Dedicato a tutte quelle bellissime donne, di bellezza sottopelle e cuore, che ancora hanno da scoprire quanto sono uniche...e libere d'essere meravigliosamente imperfette.
Un abbraccio
Irene

Musa

Mi destai un giorno dal torpore. Il torpore dolce del miele che sgorga lento, fluido e sublime sopra le cose, gli oggetti, i momenti. Spigoli camuffati di tondo bene, di sogni e desideri.
Mi svegliai come quando un tuono inatteso lambisce d'improvviso il cielo estivo. E fu bizzarro alquanto aver consapevolezza diversa e nuova di quel tutto.
Mi ritrovai imbrigliata tra le tende pesanti, broccato rosso e consistente, di muta e altrui disperazione, dalla trama fitta, che leva il respiro.
Impossibilitata nei movimenti, avvertii un torpore ed una muta preoccupazione e mille voci.
Finalmente aprii gli occhi. Cominciai a respirare offuscata dalle malie dei petali carminio, profumati d'oriente, dai toni d'azzurro e blu del mare. Cominciai a respirare, con i miei polmoni.
Le parole riacquistarono il senso sereno dell'equilibrio, e da lontano cominciarono a sfumare.
Il pensiero come un destriero purosangue, cominciò a galoppare veloce oltre, cancelli, mura, orizzonti, oltre i recinti di belle speranze che aggradano ma imprigionano, oltre gli amori cantati e taciuti, oltre gli acquerelli di poesie declamate alla luna.
Compresi che non erano altro che semplici prove. Prove d'amore che ogni cuore decantava a se stesso, quasi come fosse una rassicurazione, un dare conferma al mondo, che si è ancora capaci di amare. Ma è difficile scrivere a se stessi, ed allora si inventa il volto di una Musa. Una qualunque che somigli parzialmente all'ideale di perfezione cosmica. Un prodotto tanto bello, quanto irreale. Feci per sollevarmi. Le mie ali erano appese al muro, come trofeo. Il mio nome, brillava come su una locandina da circo. Io che mai ho amato luci finte e sintetiche. Io che non ho chiesto mai. Nulla. Mi ritrovai invece con le mani piene, ed il cuore vuoto…
Mi sollevai. Mi scrollai lentamente dalle spalle la pesantezza del silenzio e cominciai a parlare.
Ma una sola parola sgorgò dalla gola arsa di vento e sussurri altrui. Stanca di sorridere e felice di piangere e di apparire la creatura più imperfetta del mondo. Felice di non esserlo, Musa. Felice d'essere disgraziatamente umana. Aprii la finestra sul cuore, accanto al caminetto ardente dell'anima, per cambiare l'aria viziata di nostalgia.
Cominciai a parlare.
Sentivo il vento freddo della realtà sferzarmi il viso, con amara verità, provai dolore, sulla pelle fiorì un brivido, e si infranse la magione di cristallo in cui per troppo tempo era stata condotta, in maniera consenziente.
-Tacete!
Fu il grido.
E prese le mie ali, le indossai , in quanto parte di me, ed andai là fuori, senza dire altro, senza volare.
E dei petali carminio, dei profumi d'oriente, delle poesie declamate alla Luna, non rimase che il puntino luminoso di una stella destinata all'eclissi. Della Musa rimase il guscio vuoto di una cicala, appeso al sole. E dalla goccia di pioggia, sgorgata dal candore invernale, nacque una Donna libera e vera.

--
Irene Ester Leo

venerdì 7 dicembre 2007

Vorrei parlarti, ma un argomento non c'è

di Irene Leo


Il sapore

Vorrei far mio

il sapore della vita!

Incastonandolo a fondo,

a fuoco,

per non dimenticare.

Ma ogni istante,

bagnato di fugacità

me lo fa scivolare tra le dita,

come seta.

Nego d'ogni momento,

ne intravedo l'essenza passata,

nel presente non v'è modo,

troppo abbagliati gli occhi

da tanto e da tutto.

Troppo persi,

dietro ogni spettacolare,

soave o amaro capriccio.

Presi da ogni altrui

respiro,

da ogni sentimento.

Il gusto m'è sfuggito

forse ieri,

mentre distrattamente

mi muovevo,

come oggi,

languida e titubante

dietro

un altro attimo

dannatamente

vissuto.


Non c'è un argomento

Vorrei parlarti,

ma un argomento non c'è.

Un sovraccarico di pensieri

che si annullano vicendevolmente

affolla la mia mente.

Muta e silenziosa,

mi avvicino,

avanzo nei pressi del cuore,

senza proferire verbo,

senza distogliere gli occhi da te.

Ma questo silenzio imperante

brucia più di mille discorsi.

Eloquenti i respiri nervosi,

ed i gesti improvvisi

liberamente conseguenziali

a cadenzati sguardi fissi

bagnati da follia e istinto.

Un momento ed i giochi

cambiano per sempre,

stringi forte la mia mano,

accenni un sorriso,

e poi vai via.

Ma siamo una cosa sola.

Io ti ho, anche se non ci sei più,

anime impigliate nei rovi dei sentimenti,

assenti nella concretezza,

ma fugacemente vicine,

tanto che il tuo ultimo respiro notturno m'appartine

ed il primo mio pensiero del giorno

è tuo soltanto.