lunedì 11 febbraio 2008

Scrivere



Giovanni Duccio Boscoli - www.flashfumetto.it

Scrivere è una tecnica per tenere a bada

Ascoltare il mio corpo sulla soglia:
forse ne ho bisogno per me stessa.
I miei occhi pur guardando non vedono
anche le più banali attività mi appaiono impraticabili
ad ogni parola dell’una o dell’altra
mi faccio più tranquilla.

Scrivere è una tecnica per tenere a bada.
Per anni ho ricacciato nelle tenebre l’attesa,
con metodo, con determinazione.
Ogni volta che essa si affacciava le dicevo:
“vattene, non rubarmi la vita ” e lei di buon grado se ne andava.

Mi sembrava di averla dominata.
Ho bisogno di tutte le energie per tenermi,
accogliere me stessa con umorismo e compassione.
Sono stata sulla soglia del dolore
mi sgomenta per un istante il fatto di esserci sempre stata
in questo niente.

Un sorriso sormontato da montagne di malinconia
nessuna attesa in questo luogo ha un esisto scontato
“limpida e rinfrescata la luce splende, dopo un orribile tempesta ”.

andar fuori appare un disastro.


Non tristezza ma allegria,
non malinconia ma gioia,
non pianti ma sorrisi,
non nero ma bianco,
non bugie ma verità,
non irrequietezza ma calma,
non urla ma silenzi,
silenzi che nascondono la convinzione di ricominciare a vivere.

L’ombra della mia speranza inizia a farsi strada,
ce la farò?
Chi lo sa!


A volte non sappiamo il perchè di fatti che accadono intorno a noi,
sappiamo solo che dentro la nostra vita
lasciano segni
esempi di futuro.

Tutte insieme per vincere la battaglia più importante.

Vita: quello che ti accade mentre fai progetti per il futuro.

( Daniela P.)

giovedì 7 febbraio 2008

Cos'è poesia?


Non si può cercare il poetico,
si può solo predisporsi a vederlo,
sentirlo, annusarlo, toccarlo.

Esso t’appare, t’acceca...

Che cosa avrebbe dovuto essere perchè così non fosse?
Dentro e fuori l’estraneo scenario della mia dimora
diverrò estranea allo sforzo d’essere di più

cosa c’è tra me e me stassa? lasciami pregare in quest’ora
sono di nuovo il bambino che ero
dammi una dimora, una speranza,
un nido per non smarrirmi,
un luogo della vita in cui non ci sia lotta ad aspettarmi

Una meraviglia, perchè si nasce
questa fresca ora resti unita alla memoria
e possa anni dopo rivivere in me!

Di grande fiume, insegnami ad andare incontro alla vita come te.
penetra la finestra tra me e me stessa,
tra i miei struggenti desideri
nell’argento delle tue rughe.


Che cosa avrebbe dovuto essere perchè così non fosse?
possa la mia vita essere simile al sognare!
O serenità, sfiora il mio destino,
così lasciatemi riposare e credere che il lato migliore della vita
sia simile al sognare.

L’importante è trovare una forte emozione
e farla esplodere come un “eruzione”!
La poesia è quella capacità di scrivere parole che non muoiono,
ma vivono e intanto dicono.

Il più faticoso e superbo tentativo dell’uomo d’innalzarsi a Dio,
di rubare l’immortale essenza dei tempi.

Fare della mia esistenza una poesia,
affinchè dopo di me non ci sarà più la mia poesia.

Una poesia colma un vuoto.
Una poesia le parole che tu non hai.
Poesia è guarire, stare bene.
Poesia è amare, detestare e poi adorare.
poesia è un modo d’esprimere tutto quello che c’è di più bello in questo mondo
e che io non riesco ad accettare.

Poesia è pensiero
poesia è una forma scitta del parlare.

La poesia è un canto di gioia e di dolore
parole che a distanza di anni
non si consumano e donano sempre emozioni.

(Composizione collettiva)

Un armatura!

Ed eccomi qui, nel buio assoluto, dove le tenebre assalgono i miei pensieri.
(Loredana C.)


Sono in aria e penso solo all’aria.
Non sento il mio corpo, l’etere lo sostiene.

La mia mente, vinta, s’arrende alla vita.

Ho guardato l’angelo, piangeva

... si è alzata, ha smesso i suoi abiti preziosi ed ha indossato un armatura
chi l’ha forgiata non si sa,
se è forte non si sa,
se è di cartone o di ferro...

per adesso protegge...

(Aida P.)

domenica 3 febbraio 2008

Mi guadagno il giorno palmo a palmo


Mi guadagno il giorno palmo a palmo

Mi guadagno il giorno palmo a palmo
con fatica, nessuno m’aiuta.
Un inferno, una trappola, un distacco dalla vita,
assenza da una vita sbagliata.
Ma poi uno scacco di sole
presagio d’allegrezza,
di una nuova primavera
perchè la malattia matrice di vita
diverge il dolore
annuncia la pace
vedrò nuovamente la luce.


L’amicizia è una forma d’amore
l’amicizia vuole per prima cosa la libertà dell’altro
l’amico incontra l’amico sul piede di parità,
non deve insegnarci nulla, non è un maestro.
L’amicizia non ammette alcun potere che sia contro la vostra volontà.


La scrittura può rendere felici
quando conduce ad un mondo interiore
che chiede di essere raccontato.
Tutto il mondo si mette in fila
chiedendo di entrare nelle pagine del libro.
La porta del libro è sempre aperta
ogni lettore può aggiungere un altro mondo.
Nulla è più facile che perdere la capacità di ascoltare e stupirsi.
Io penso all’altro della vita quotidiana
che si può incontrare per strada;
l’altro sta davanti ai nostri occhi
ma spesso non riusciamo a vederlo.

Dopo aver toccato terra si può solo tornare a volare.

Quì adesso il vento si muove impetuoso tra i rami,
sembra il preludio di una tempesta.
Qui adesso i miei pensieri divagano nel silenzio,
nella mia mente nuvole dense di pioggia
scendono ad oscurare la mia anima.
Piove, piove da tempo ormai sul mio cuore,
il cielo è nero e non un raggio di sole
compare all’orizzonte.
Ma qui adesso sento il vento fuori le finestre
e se c’è il vento vuol dire che forse può tornare anche il sole.

(Giovanna G.)

venerdì 1 febbraio 2008

La forza della fragilità!

Vittorino Andreoli, L’uomo di vetro, la forza della fragilità, 2008 Rizzoli

In un'epoca che ha fatto del decisionismo e dell'arroganza delle virtù, sostenere che la fragilità è un valore umano potrebbe suonare come un'eresia. Qualsiasi studioso del comportamento animale potrebbe spiegarvi quanto sia indispensabile la paura per la sopravvivenza, ma ammetterebbe solo controvoglia che quella regola vale anche per noi. Eppure ogni giorno i piccoli passi e le grandi svolte della nostra vita ci insegnano che non sono affatto le dimostrazioni di forza a farci crescere, ma le nostre mille fragilità: tracce sincere della nostra umanità, che di volta in volta ci aiutano nell'affrontare le difficoltà, nel rispondere alle esigenze degli altri con partecipazione, aprendoci - quando serve - al loro dolore. Seguendo le fasi della nostra crescita, Andreoli coniuga i mille volti della fragilità, rappresentandola non come una calamità per sventure, ma come uno scudo che da queste ci difende, perché quello che di solito consideriamo un difetto è invece la virtuosa attitudine che ci consente di stabilire un rapporto di empatia con chi ci è vicino. Con "L'uomo di vetro" Andreoli dimostra, grazie alla familiare immediatezza delle sue parole, una tesi solo in apparenza paradossale: il fragile è l'uomo per eccellenza, perché considera gli altri, suoi pari e non, potenziali vittime, perché laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende.