giovedì 11 settembre 2008

Ninfale

Sprofonderei

sin d’ora

nell’umida quiete

di quei boschi

specie nel sottobosco

ninfale che

bagnando nutre.


Dorme l’inverno

a fondo

tra nebbia fitta

vola alato

che si spande

nell’umida quiete

di quei boschi

specie nel sottobosco

ninfale che

bagnando nutre


Al solstizio invernale

solitaria creatura

se ne va

quale larva leggera

che aleggiando prova

Naturale Mente

che si rinnova

Ancestrale Corpo

che si sfiora


Vuole il latte

il miele e i fiori

così lasciati

in luoghi ameni

per laghi valli

fiumi e monti

pullulanti di

sogni e di respiri

troppo ampi e profondi!


Di tale ampiezza

canta corale

nel riverbero di

materia sottile

che si spande

tra i sentieri intrecciati

di quei boschi

specie nel sottobosco

ninfale che

bagnando nutre



Sgorgano essenze

pure d’artificio

e linfe di corolle

che si tengono in braccio

come un infante

concentrato siderale

d’ogni campo

morbide corrispondenze

nude di forme

e di colori

eppur vivaci e dense!


Di rado trema

il pendio

trema il gelsomino

invernale che così

incosciente muta

le foglie verdi in fiori

incurante di

tutto il freddo

di tutto il forte

ansimare dell’inverno


Lieve demenza

cui non m’abituo

perché tra i miseri

anfratti umani

regna l’Artificio

aura polare artica

con carente energia

carente ossigeno.


Culto ninfale

scendi qui

nelle grotte

estatiche e sommerse

tra gli schemi

mentali ed eloquenti

dei popolini

della gente


Non voglio l’immortale

dono dalla fonte

ma solo carezza

che distende

come volo

di farfalla

che lievemente scende.


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